Vino? Piace di più se parla in dialetto

‘Il vino che parla in dialetto’ si è aggiudicato la medaglia d’oro in termini di vendite nel 2009: l’export per lui segna un più 50% perchè il consumatore non vuole più solo un buon prodotto, ma desidera anche assaporare le emozioni e le sensazioni legate al territorio. Il vino dunque piace di più se è autoctono, quando cioè la varietà di vite utilizzata per la sua produzione è coltivata e diffusa nella stessa zona di origine del vitigno stesso, quindi non è trapiantata da altre aree. A sottolinearlo è stato il recente rapporto Montepaschi sul settore vitivinicolo.

Il record tra gli autoctoni, alcuni riscoperti di recente, lo ha conquistato il Negroamaro di Puglia, che ha avuto un incremento del 34,7%, ma la palma d’oro se la sono aggiudicati anche altri ‘vini del territorio’ come Vermentino, Morellino di Scansano, Pecorino, Prosecco, Grillo e Nero d’Avola. Quest’ultimo, per esempio, “ora è molto ricercato, mentre fino a dieci anni fa era considerato un vitigno che dava uva da tavola”, osserva Giuseppe Martelli, direttore generale di Assoenologi.

Nella ricerca e sperimentazione del vitigno ‘perduto’ si è distinta la nostra casa vinicola, a Menfi, in Sicilia, intraprendendo la spumantizzazione degli autoctoni siciliani, in particolare di due vitigni: il Grecanico e il Nero D’Avola dai quali sono nati il Costanza, morbido extradry , e il Rosa D’Avola, rosato unico nel mercato internazionale.

Il grecanico è un vitigno che nasce a bassa gradazione e che quindi si presta a fare spumanti simili a prosecchi, richiestissimi nel mercato odierno”, spiega Mariano Pancot, consulente enologo della Casa Vinicola parlando del Costanza, che ha ricevuto la Gran Menzione alla 38esima edizione del Vinitaly 2004.

Per quanto riguarda il Nero D’Avola, “come trasformare in spumante un vitigno rosso e corposo per definizione? La risposta è fare un rosato”, spiega l’enologo, originario di Conegliano Veneto, la patria del ‘vino con le bollicine’  e tra i massimi esperti in spumantistica a livello internazionale. Ed ecco il Rosa D’Avola, “unico rosè di Nero D’Avola esistente a livello mondiale. Con un marchio immagine fortissimo”, conclude Pancot. Un rosè unico al mondo, ottimo per l’aperitivo, squisito sui piatti di pesce, i primi piatti e le verdure e da trionfo rivoluzionario quando accompagna la pizza al posto della birra.

Fonte immagine: fashionidentity blogosfere

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