Il destino del vino? La personalizzazione

Il destino del vino? L’esclusività e la personalizzazione.
Se a Montalcino sono frequenti le adozioni di barrique in cui far maturare un vino assemblato con la consulenza di chi lo adotta, in Canada e negli Usa in nome della “democratizzazione dell’esclusività” il “wine fai da te” prende una nuova direzione: l’autoproduzione, sulla falsa riga dei kit per fare la birra in casa molto diffusi nei paesi anglosassoni.

Vini a tiratura limitata, dunque: per rendere unico un evento ed esibire con orgoglio il proprio prodotto agli amici ma soprattutto per il proprio personale godimento. Perché ai veri appassionati il vino non basta più degustarlo: l’estimatore vuole essere coinvolto nel processo di coltivazione della vigna, della vendemmia e dell’assemblaggio di un blend.

In Italia, si è adeguato quest’anno anche il mondo delle bollicine. La sfida a preparare in proprio una bottiglia di qualità personalizzata è arrivata infatti in Franciacorta, nella nuova edizione della competizione “A scuola di Cuvee’”, un unicum nel panorama vitivinicolo proposto all’interno dell’azienda Contadi Castaldi a cui hanno partecipato oltre 650 appassionati.

A chi vuole spendere meno tempo e meno denaro, ci pensano invece Usa e Canada in catene di negozi specializzati in “winefaidate”. Nei nuovi templi del vino ovviamente sono messi al bando i contatti tra uva e autoproduttore, come anche le muscose cantine degli Chateaux francesi. Al loro posto, trionfano tecnologie alternative e succo d’uva, raccolto da distinte varietà di vitigni. E così il cliente arriva, esprime le proprie preferenze gustative, esigenze e richieste  al personale del punto vendita e incomincia a vinificare. A lavoro terminato lascia il proprio prodotto in custodia per alcune settimane, quindi lo filtra, poi lo imbottiglia, tappa ed etichetta. Nessuna previa esperienza enologica è richiesta.

Che il futuro del vino sia nella personalizzazione lo conferma d’altronde anche il guru Michel Rolland, affermando provocatoriamente: “Gli indiani vogliono il vino al Curry? Noi glielo daremo”. Secondo il potente wine maker, il vino dovrà somigliare alla Coca Cola, perché come la Coca Cola, dovrà adattare le sue sfumature di gusto alle esigenze di mercato. E non è personalizzazione dei gusti di massa forse questa?

Fonte Immagine: winesurf

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