Guide: L’Espresso, I vini d’Italia 2011

Modernità vuol dire produrre vini strettamente legati al territorio. Vini che hanno qualcosa da dire. Vini meno imitabili e perciò più competitivi sul mercato. E’ quanto emerge dalla fotografia del settore vinicolo italiano scattata dall’Espresso nella Guida ‘I vini d’Italia 2011’ secondo cui il 90% delle eccellenze deriva da vitigni autoctoni, è a denominazione d’origine ed è prodotta in qualità inferiore alle 30-40mila bottiglie.

 

La guida ha selezionato circa diecimila vini, ma ne sono stati assaggiati il doppio. A fare tendenza quest’anno sono i prodotti meno concentrati, naturali, più facili da bere. Sapidi e con acidità marcate in una parola minerali.  “Ci piace questo ritorno a una produzione coerente con il territorio”, spiega Fabio Rizzari, curatore con Ernesto Gentili della Guida. “Ma giudichiamo caso per caso – precisa – un Cabernet ben fatto e stilisticamente autentico è preferibile ad un autoctono di scarsa qualità”.

In cima all’enologia di qualità, secondo la guida che quest’anno è alla sua decima edizione, sono confermati il Piemonte con 57 eccellenze e la Toscana con 41 vini dai 18 punti in su. Al terzo posto si impone l’Alto Adige con 27 eccellenze.

Esce allo scoperto il Lazio grazie ai rossi a base di Cesanese del Piglio. Ma la vera sorpresa è la Sardegna con i Vermentino e un Cannonau da 18 punti, che conquista però il punteggio massimo, 20/20, con la Malvasia di Bosa 2006, prodotta dal novantenne Battista Columbu e da suo figlio Raphael, emblema della resistenza all’omologazione industriale del vino.

E il prodotto più premiato? Il Barolo per il quale la Guida ha selezionato 10mila etichette di oltre 2500 produttori.

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